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DONNE CHE CORRONO CON I LUPI

 

 

Introduzione

 

Ispirato dal libro “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estes, l'intenso lavoro che proponiamo porterà il gruppo a riscoprire l'antica natura selvaggia e istintuale che è in noi attraverso i miti della donna lupo espressi nelle storie più antiche  di quasi tutte le culture esistenti.

Ricercheremo aspetti autentici e istintivi dell' essere che si sono persi nella notte dei tempi, ma che rimangono scritti nelle nostre cellule.

Forza psichica, ferina e materna annebbiata dalle paure e dagli stereotipi di genere, riemergeranno per esprimersi in un corpo d'attore/attrice rigenerato e attingente ad energie insospettabili, arcane, oscure, ma anche intellegibili se la ricerca è volitiva e metodica.


Il testo da cui verrà estratta la drammaturgia affronta l'archetipo della Donna Selvaggia e i temi profondi della psicologia femminile attraverso le fiabe del folklore usate dalla psicologa junghiana anche in terapia. Partendo dalla lettura individuale e collettiva (per alcune sue parti) del testo, ogni incontro di focalizzerà in successione su un capitolo che verrà condiviso con modalità animative di diversa natura e pedagogia teatrale secondo i metodi sotto evidenziati.

 

"Ovunque e sempre, l' ombra che ci sta dietro va indubbiamente a quattro zampe"...


 

Anche la più repressa delle donne ha una vita segreta, con pensieri segreti e sentimenti segreti che sono lussureggianti e selvaggi, ovvero naturali. Anche la più prigioniera delle donne custodisce il posto dell'io selvaggio, perché intuitivamente sa che un giorno ci sarà una feritoia, un'apertura, una possibilità, e vi si butterà per fuggire.”

 

 

 

 

Metodo e metodi

 

Il progetto è triennale, ma ogni parte annuale rappresenterà un lavoro intergo ed integrale su alcuni degli aspetti della donna selvaggia e della sua resurrezione.

In ognuno dei tre anni lo stage/laboratorio sarà diviso in 3 parti. Una parte tecnica ed espressiva sulla gestualità e sulla voce, una di individuazione bioenergetica e pre-espressiva che comincia ad essere inerente i temi da trattare, ed una inerente la messinscena della drammaturgia elaborata sulla base della ricercazione anche in ambienti naturali.
Saranno cosí attivate dinamiche attoriali e bioenergetiche per rapportare temi profondi e densi alla propria esperienza personale.

Oltre a rileggere assieme alcuni estratti e ampliare la parte teorica con approfondimenti e collegamenti, il gruppo verrà guidato in una parte esperienziale che potrà essere anche individuale, di coppia e di gruppo. Saranno usate diverse tecniche, collaborando eventualmente anche con altri professionisti: esercizi di life coaching, visualizzazioni guidate, narrazioni autobiografiche o scrittura creativa, pittura onirica, esercizi bioenergetici, danze sacre, meditazione. Potranno essere anche consigliate attività da svolgere a casa nel periodo successivo all'incontro.

Clarissa Pinkola Estès in "Donne che corrono coi lupi", attraverso l’analisi dell’Archetipo della
donna selvaggia, intende aprire una porta a tutte le donne (ma anche agli uomini) in cerca di sé stesse. Utilizzando lo
strumento della storia narrata, riusciremo a parlare alla donna selvaggia sepolta più o
meno in profondità e a riportarla alla vita. Ogni donna che legge questo libro
inizia un viaggio dentro di sé alla ricerca delle proprie origini, dell’essenza più profonda, della
propria anima, la cui memoria, al suono di ogni parola di queste storie, si risveglia.
Ogni storia/fiaba, nel suo sottotesto, richiama e indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa addomesticandola, facendola divenire timorosa e non autosufficiente, priva di iniziative e
ingabbiata nell’assenza dell’auto-stima. 
E spesso lo fa evocando figure maschili inquietanti, compagni che diventano simboli materializzati di ciò che nell’anima non funziona e con il quale misurarsi. Ma come richiamare l’anima? Lentamente emergeranno, attraverso la meditazione, o nei ritmi del canto, della scrittura, della pittura, dell’educazione musicale, dell’ atto teatrale e improvvisativo, visioni di grande bellezza, l’immobilità, la quiete. Così l’anima potrà uscire dalla sua dimora, utilizzando l’energia mentale per realizzare uno stato di solitudine e di relazione utile a ritrovare l’essenza femminile naturale.

 

La fase della costruzione drammaturgica

 

Attraverso un lavoro di ricerca e di studio scenico assistito da un dramaturg che “scrive le azioni” sarà gestita un’ingente mole di materiale attinto dalle fiabe, dai miti, dai racconti popolari enucleando, su base psicoanalitica, una serie di archetipi che diventano l’architrave, sul quale sarà possibile ricostruire un’ “iniziazione alla donna selvaggia”. Oggi le donne, (ma anche gli uomini che collaborano alla risoluzione di un dubbio interiore nativo dalla risposta non scontata “Sono uomo o donna?” ) possono usare queste storie per ricostruire i loro pezzi mancanti, così da riattivare "la creatività passionale e un sapere ancestrale" assolutamente in grado di confrontarsi con la contemporaneità, perché matrici essenziali dell’essere.

Le tecniche utilizzate attraverseranno vari metodi teatrali: Stanjslawkj, Grotowskj, play back theatre, teatro dell’oppresso, teatro sociale, ecc.
Tutto il lavoro sarà assistito anche da una psicologa che sottolineerà gli aspetti più interiormente sostenibili e sensibili al fine di gestire al meglio il percorso teatrale inteso come work in progress drammaturgico continuamente verificato dal palcoscenico.

 

 

 

 

 

Le fiabe

 

 

1. La prima fiaba presentata è la Loba, colei che con il canto dà vita alle nostre ossa e ci riammette nella
ciclicità vita-morte-vita. Una parte della nostra essenza, che l’autrice situa fisicamente nelle ovaie,
conosce ciò che dentro di noi deve morire e ciò che deve vivere e permette, all’una di andare e
all’altra di tornare alla vita. E’ la custode della nostra anima, la costruttrice della nostra natura
istintuale. Un suggerimento che emerge è chiedersi “cosa di me è smembrato e morto e deve essere
riportato in vita”.

 

2. Segue poi una storia famosa, Barbablù, che invita a riconoscere il predatore innato della psiche di ogni
donna e trasformarlo in una forza per la vita. Barbablù proibisce alla sua sposa di aprire una porta,
pena la morte (colpevolizzazione e castigo consequenziali alla disubbidienza). Consegnandogli la
piccola chiave d’oro, ma negandole l’uso, gli nega l’approvazione di conoscere i più profondi
segreti della psiche femminile; è la chiave d’oro della conoscenza, e quindi della vita, che spesso le
donne accettano di non usare. Barbablù impedisce alla giovane donna di usare quella chiave che la
porterebbe alla consapevolezza. "Nei misteri eleusini la chiave era nascosta sotto la lingua, a significare
che il nodo (...), l’indizio, la traccia si trovano in un insieme di parole, di domande-chiave".

 

E allora:
"L’uccisione di tutte le mogli curiose da parte di Barbablù è l’uccisione del femminino creativo, (...)
potenziale per sviluppare nuovi e interessanti aspetti di ogni genere. Il predatore è particolarmente                 aggressivo (e spesso rappresentato da una figura maschile attraente, affascinante e maledetto”) nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne (...) cerca di schernire, (...) di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi".

Il rimedio che consiglia l’autrice è osservare la cosa mortale che si è impadronita di noi, vedere il risultato         del suo macabro lavoro,  trattenerlo nella consapevolezza e poi agire nei confronti di ciò che abbiamo visto (bandire il predatore). Le domande chiave rimangono essenziali: Che cosa non voglio conoscere? Che cosa c’è dietro?         Che cosa conosco in profondità che preferirei non sapere?

 

3. Attraverso l'incontro con la mitica strega Baba Jaga impariamo, grazie alla bambola che la madre morente regala alla figlia, la natura
intuitiva dell’animo della donna selvaggia. La storia sottolinea come conservare o ricostruire, se è
stato depauperato, l’intuito primordiale della donna madre-interiore, l’archetipo che dà energia, che
sa dove andare, quando e come fare ciò che dobbiamo fare. Quindi accettare di avventurarsi nel
luogo dell’iniziazione profonda e cominciare a sperimentare l’essere nel proprio potere intuitivo.
Imparare a sviluppare una sensibilità, basandosi sulla nostra intuizione interiore. L’intuito non esiste
di per sé ma va nutrito, alimentato e lo si può fare solo fidandosi di lui e quindi usandolo. Domande
chiave da porre alla propria anima divengono: “Prendo questa o quella direzione? Mi fermo o
proseguo? Devo resistere o essere flessibile? Questa avventura/ persona sono veri o falsi?

 

4. La natura femminile è duale. Con la donna selvaggia si è in presenza di due donne: un essere
esterno, che vive nel “mondo di sopra”, facile da osservare, alla luce; mentre esiste anche la
creatura interiore che vive in un mondo non facilmente visibile. La donna ha poteri eccezionali
quando i suoi aspetti duali sono conosciuti e considerati un’unità ed entrambi i lati della dualità
vengono nutriti.

 

5. L’anima della donna selvaggia impara ad amare se accetta di danzare nel ritmo “vita-morte-vita”,
perché l’amore nella sua forma piena è un susseguirsi di morte e rinascita e l’una non può esserci
senza l’altra. Tutti hanno paura a far morire qualche parte di sé, a “sbrogliare la Donna Scheletro”,
ma ci vuole un “cuore desideroso di morire e rinascere e morire e rinascere e così via”. Il primo
atto che nutre la donna scheletro è proprio quello di riconoscere amorevolmente la nostra ferita e
amarla per primi senza attendere che nessuno lo faccia per noi. Solo questo apre lo spazio per
l’amore. La natura Vita/Morte/Vita ci insegna che la cura del malessere è sempre in una azione
contraria al malessere stesso. Le domande chiave per onorare questo archetipo sono: A che cosa
devo dare più morte oggi per generare più vita? Che cosa dovrebbe morire (e lo so) ma esito a
permetterlo? Che cosa deve morire in me perché possa amare? Quale non bellezza temo? A che mi
serve il potere del non-bello oggi? A quale vita temo di dare la nascita? E se non ora, quando?


 

6. La donna selvaggia è in contatto con la forza del suo corpo. Può indagare sulla luminosità del suo
corpo e sentirlo come una serie di porte e poesie con cui apprendere e conoscere, “il corpo è un essere
che ci ama, che dipende da noi, talvolta ne siamo madri, talaltra ci fa da madre”. Riprendo le parole
dell’autrice “Il corpo è come la Terra, vulnerabile agli eccessi; il petto ha la funzione di nutrire e sentire; i
fianchi sono larghi perché dentro c’è una culla in avorio satinato per la nuova vita, (…) le gambe sono le
carrucole che ci sollevano, l’anello per cingere l’amante”. Le domande sagge da farsi riguardano il
“come sentire il proprio corpo” e non la sua forma.


 

7. L’autrice poi ci fa conoscere la donna-fera, colei che un tempo era selvaggia e che poi è stata
addomesticata e quando le si presenta la possibilità di tornare alla sua natura selvaggia è facile
preda di trappole. Senza una costante partecipazione alla natura selvaggia la donna muore di fame e
cade nell’ossessione “lasciatemi stare” e “amatemi per favore”. Per il recupero degli istinti perduti è
fondamentale osservare coloro che hanno istinti intatti. La Donna Selvaggia è per natura intensa e
ricca di talento, ma essendo rimasta separata dai suoi istinti è anche ingenua, abituata alla violenza,
pronta ad adattarsi all’esilio. Per questo la donna ha bisogno di una madre selvaggia
“sufficientemente buona” ed è proprio la Donna Selvaggia che si chiede che cosa aspettiate a stare
realmente e costantemente con lei.

 

8. Quando l’iniziazione alla Donna Selvaggia è incompleta è necessario ricorrere all’archetipo della
donna – foca, che ci ricorda che ogni donna lontano dalla sua casa-anima si esaurisce ed ha necessità
di farvi ritorno ogni qual volta ne senta il bisogno. Impara così il suo ritmo dell’andare e tornare a
sé; è un ritmo naturale e istintuale che la donna selvaggia mantiene per tutta la vita. Quando una
donna resta troppo a lungo lontana da casa, la sua capacità di percepire come si sente dentro,
comincia a disseccarsi e arriva a sentirsi solo quando è agli eccessi. E cosa succede? Perdiamo le
nostre idee, i nostri occhi sono spenti, le ossa sono affaticate, è come se i fasci nervosi fossero
disfatti e non riusciamo più a concentrarci. Il ritorno a casa della donna selvaggia permette anche a
chi le è vicino di crescere ed evolvere. Dov’è casa? E’ un posto interiore dove la donna si sente
integra. Clarissa Pinkola dice che se la donna si concentra con gli occhi dell’anima trova casa in
moltissimi posti e ogni donna sa per quanto tempo ci deve rimanere. Il segno che è stata a
sufficienza è la luminosità degli occhi, la vitalità dei sensi, il vibrare dell’umore.
L’autrice consiglia alla fine delle cinquecento pagine di seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro
di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso.

 

I temi trattati

 

I temi sono quelli fondamentali trattati dall’autrice:

 

  • La resurrezione e l’urlo della donna selvaggia

  • Inseguendo l’intruso: la prima iniziazione

  • Il recupero dell’intuito

  • Il compagno: l’unione con l’altro

  • Quando il cuore è un cacciatore solitario

  • Il branco: la grazia dell’appartenenza

  • Il corpo gioioso: la carne selvaggia

  • Autonservazione: gabbie, trappole ed esche avvelenate

  • Il ritorno a sé

  • Acque chiare; nutrimento per la vita creativa

  • Il calore: recupero della sacralità nella sessualità

  • I confini della collera e del perdono

  • Il clan delle cicatrici

  • L’iniziazione nella selva sub terranea

  • Seguire come un’ombra: il “canto hondo”

  • Il ciglio del lupo

Target

 

Donne e uomini adulte/i (dai 21 anni) interessate/i ad esplorare il mondo femminile e maschile, amanti della lettura, della narrazione e del folklore, disposte a mettersi in gioco e sperimentare percorsi di ricerca e crescita personale (counseling, meditazione, minfulness, ...).

 

Non sono richieste capacità o abilità pregresse se non per una parte del gruppo che sarà costituita da attori con una certa formazione ed esperienza alle spalle (necessario l’invio di curriculum).

Max partecipanti 22. (8 dei 22 partecipanti possono quindi non avere precedenti esperienze teatrali,  ma possedere motivazioni e aver fatto esperienze che i conduttori del laboratorio ritengono utili al lavoro da eseguire).

Residenza artistica

Teatro di Valdottavo.


Altre sedi saranno scelte in base alle parti da svolgere negli ambienti esterni ( prevalentemente boschi, ma anche spiagge, villaggi e case abbandonate, ecc.).


 

Conduttori:

 

Fabrizio Buccianti

Simona Generali

per la parte laboratoriale teatrale

 

Una psicologa specializzata in bioenergetica e mindfulness  

Una preparatrice atletica e massaggiatrice.

 

Tempi

 

Inizio: Domenica 24 gennaio ore 10 Teatro di Valdottavo

Da gennaio 2016 a fine settembre 2016

Periodo invernale gennaio/marzo 2016 presso Teatro di Valdottavo

6 laboratori nel weekend (o sabato o domenica ore 10/18)

Periodo primaverile aprile/giugno 2016 Teatro di Valdottavo e ambienti esterni - 6 laboratori (nel weekend (o sabato o domenica ore 10/18)

Periodo estivo: due incontri settimanali e 6 giorni full immersion in agosto in località montana per un totale di altri 8 incontri.

1 incontro di selezione (dei 22 frequentanti verranno scelti 12 attori per la messinscena finale).

N.B.I restanti dieci partecipanti potranno, se lo desiderano, continuare a far parte della compagnia occupandosi di letture e brevi parti durante lo spettacolo, scenografie, luci, musiche, promozione e diffusione dell'iniziativa, direzione di scena, aiuto regia secondo le competenze acquisite o già possedute.

A settembre 4 week end con la compagnia: sabato ore 14/18  e domenica ore 10/17 con messa in scena presso il Teatro ed altre sedi opportunamente individuate.

 

Costi

 

I costi riguardano solo i primi 20 incontri di laboratorio formativo. Il lavoro di messinscena a settembre presso il Teatro Colombo o altre residenze non comporterà alcun costo da parte dei partecipanti. 

I 20 laboratori saranno pagabili in 2 rate da 200 € ciascuna ( una ad inizio corso e una ad aprile per i primi 14 incontri intensivi). Le due rate dovranno essere integrate da un contributo di € 250 per poter partecipare anche alla settimana intensiva con vitto e alloggio compresi per 6 notti in un rifugio di montagna o in zona collinare pedemontana ( i 150 € non saranno da corrispondere in caso di grave impedimento che rendano impossibile la partecipazione). Durante la settimana intensiva sono previste comunque alcune escursioni e attività miranti a rilassare il gruppo e sintonizzare gli allievi attori anche attraverso la meditazione e la bioenergetica. Si precisa che la non partecipazione alla settimana intensiva potrà essere motivo importante per valutare l' ammissione degli allievi alla parte finale del laboratorio e quindi per essere poi inclusi nel gruppo dei 12 attori che costituiranno il fulcro della compagnia. In ogni caso ogni esigenza personale verrà attentamente valutata e si consiglia in ogni caso di frequentare almeno per 3 giorni consecutivi la settimana intensiva.

 

 

Associazione Iardramma

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www.iardramma.it

 

Associazione Beliber

Pres. Prof. Fabrizio Buccianti

 Info340 5436041

                                                     

                                                           Associazione Il Circo e la Luna

                                                                          Simona Generali

                                                                             349-3445474